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Il territorio del comune di Casola Valsenio si estende per circa 84 km2 nella media valle del torrente Senio, con un’altitudine che va dai 98 ai 966 m. slm. Dal fondo valle, nel quale il Senio ha scavato profonde gole mettendo in luce imponenti stratificazioni rocciose si diramano piccole vallate che risalgono i due versanti. Ciò ha favorito la creazione di un paesaggio variegato dal punto di vista geologico, della flora e della fauna.

 

Siti d’interesse sono il Parco fluviale che fiancheggia il Senio in corrispondenza del capoluogo e il Parco regionale della Vena del gesso romagnola, caratterizzato dalla presenza di una dorsale di imponenti bancate di solfato di calcio variamente cristallizzato lunga 20 km. e larga uno. La Vena è interessata da ampi e profondi fenomeni carsici come doline, inghiottitoi, risorgenti e grotte, molto apprezzate e frequentate dagli speleologi per le loro escursioni: lo provano i numerosi raduni internazionali di speleologia tenutisi a Càsola Valsenio, denominata Speleopolis.

 

La Vena è molto frequentata da appassionati di trekking per le emozioni che offre seguendo il filo del crinale. È un percorso che riempie gli occhi e tocca l’animo: verso monte i crinali verdi-azzurrini sfumano sulla linea dell’orizzonte; verso valle, oltre le ragnatele aride dei calanchi si stende la pianura biancheggiante di case, paesi e città fino al mare. I due versanti della Vena sono diversissimi tra loro: verde e fresco quello orientato a nord, arido e luminoso quello che guarda a sud, giustificando il nome popolare di “pietra di luna”. Nell’area della Vena si trovano una flora e una fauna tipiche, con esemplari molto rari, come la felcetta persiana che ha qui l’unica stazione italiana e come il gufo reale e il passero solitario. Il restante territorio casolano è stato modellato dalla mano dell’uomo e dalla forza della natura: man mano che si sale, le geometrie di frutteti, vigneti e seminativi lasciando sempre più spazio a boschi, castagneti, rimboschimenti di pino nero e declivi rocciosi. È un paesaggio frutto della mezzadria, fondata su poderi di piccole dimensioni, ognuno con le proprie colture e la propria casa colonica. Case che conservano all’intorno piante di “frutti dimenticati”: giuggiole, avellane, cotogne, noci, nespole, azzeruole, pere volpine, mele della rosa e così via . Sono edifici che raccontano storie di fatica e di povertà con campi strappati con la zappa al bosco, che nella parte alta sta riprendendosi il terreno perduto. Insieme al ginepro comune, alla rosa canina, e alla ginestra odorosa.

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