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La presenza dell’uomo nel territorio di Càsola Valsenio risale ad epoche molto lontane come documentano i ritrovamenti archeologici nei fertili terrazzi di fondo valle. Il primo insediamento importante si deve ai Benedettini che attorno al Mille fondarono l’Abbazia di Valsenio, colonizzando la media valle del Senio con l’introduzione della coltivazione dell’ulivo e del castagno.

 

All’inizio del II millennio sorgono numerosi castelli e rocche con una propria autonomia. Una di tali rocche che sorgeva su un poggio affacciato sul fondovalle, nel 1216 fu assediata e conquistata dagli Imolesi che la distrussero, permettendo ai suoi abitanti di insediarsi nel sottostante terrazzo a strapiombo sul fiume. Qui diedero vita ad un piccolo agglomerato urbano che nel tempo diventerà l’abitato di Càsola Valsenio. Tra le famiglie più agiate e potenti emergono i Ceroni, insediati nella rocca di Ceruno che domina il versante opposto della valle di fronte a Càsola. Rocca che nel 1523 venne assediata dalle truppe imolesi che furono sconfitte in un memorabile scontro noto come “la battaglia delle botti” che, piene di sassi, furono ruzzolate sugli assedianti. La vittoria accrebbe il benessere e il prestigio della consorteria ceronese e del paese. Risalgono a tale periodo l’istituzione dello stemma comunale e la costruzione della torre dell’orologio, simboli di una accresciuta importanza del piccolo comune che faceva parte dello Stato della Chiesa. La protervia dei Ceronesi provocò la reazione del Papa e del Granduca di Toscana i quali inviarono le loro truppe a distruggere Ceruno e il paese. Che si riprese poco a poco, vivendo un’altra stagione d’oro nelle prima metà dell’800 grazie al cardinale Giovanni Soglia Ceroni (1779-1856), nominato nel 1848 Segretario di Stato. Il quale fece in modo di strappare una larga fetta di territorio a Brisighella per aggregarlo a Càsola che divenne sede di governatorato con giurisdizione su tre comuni della vallata del Santerno. Ruolo prestigioso che cessa con l’Unità d’Italia dopo la quale il comune di Càsola si distingue per l’abbondante produzione di cereali, uva, marroni, legname e carbone, oltreché animali d’allevamento.

 

Grazie al suo figlio più illustre – lo scrittore Alfredo Oriani (1852-1909) – Càsola Valsenio assurge a fama nazionale durante il fascismo. Nel 1924, con la Marcia al Cardello, Mussolini indicò Oriani quale “precursore del fascismo”. Ciò favorì il restauro del Cardello, la casa padronale dove Oriani visse e scrisse le sue opere, e la realizzazione, a fianco, di un mausoleo con le spoglie dello scrittore. Per un ventennio, il Cardello fu meta di pellegrinaggi di autorità politiche, religiose e militari, oltreché di manipoli fascisti, di scuole e semplici cittadini provenienti da tutta Italia. Nel 1944 la guerra spazza via tutto, sconvolgendo il territorio casolano che diventa prima teatro di cruenti combattimenti su Monte Battaglia e Monte Cece e poi, per quattro mesi, prima linea degli Alleati sotto il fuoco delle artiglierie tedesche attestate sulla Vena del Gesso. Càsola ha pagato alla guerra un alto prezzo di vite umane e danni materiali rendendo faticosa e difficile la ricostruzione morale materiale. Forti tensioni sociali, economiche e politiche nascono tra la classe dei proprietari e quella dei mezzadri innescando l’abbandono dei poderi più poveri da parte delle famiglie che scendono al piano in cerca di una migliore sistemazione. Un processo che cambia il volto della montagna casolana e che determina il dimezzamento della popolazione che, nell’immediato dopoguerra risultava di quasi 6.000 individui.

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